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sabato 28 gennaio 2017

Venerdì 27 gennaio 2017: le immagini del Giorno della Memoria a Paderno Dugnano



Lo sguardo di Cara Terra Mia, sulla manifestazione al Parco della Memoria nel quartiere di Calderara, la mattina di venerdì 27 gennaio. Il Parco della Memoria sorge al centro di una delle aree economiche e  popolari "167" di Paderno Dugnano.







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A presto Cara Terra Mia

martedì 10 gennaio 2017

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE ANPI CARLO SMURAGLIA


Il silenzio sul significato del voto del
4 dicembre e qualche “amenità”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”.
Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare!
Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul SI e sul NO; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.
Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani.
Quella, se c’è stata, è finita troppo presto.
Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché.
A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.
E sono corsi alle urne, con una presenza che da molto tempo non si verificava, né sui referendum, né sulle consultazioni elettorali.
Questa volontà di partecipazione avrebbe dovuto essere colta, come uno dei fatti più importanti dell’anno 2016, proprio perché la partecipazione – l’ho detto mille volte – è il sale della democrazia; dunque la “novità” avrebbe dovuto essere salutata non solo positivamente, ma anche con una riflessione sulle ragioni della svolta e su ciò che occorre fare per renderla permanente.
Perché di partecipazione abbiamo davvero bisogno, proprio per rinforzare la nostra democrazia e per restituire ai cittadini quella “sovranità popolare” che per molto tempo essi stessi hanno finito per non esercitare o per esercitare solo in parte. Invece, di questo, nei tanti bilanci, positivi e/o negativi, apparsi sulla stampa, poco o nulla è emerso, quasi che ci fosse una voglia sotterranea e segreta di non parlare più di questo incidente della riforma del Senato, finita male per i promotori.
Ma accanto a questo aspetto, ce ne sarebbero stati altri, meritevoli di segnalazione e di riflessione.
E’ la seconda volta, nel giro di pochi anni, che una riforma costituzionale “grandiosa”, sostenuta dal Governo in carica, è stata bloccata dal voto.
Questo non può non esprimere un messaggio molto chiaro, di attenzione: la Costituzione va rispettata, può essere modificata, ma con coerenza rispetto alle sue linee di fondo, che restano tuttora validissime; una specie di “altolà” dei cittadini ai tentativi troppo spericolati di procedere non a qualche “revisione” della Carta (come dice espressamente l’art. 138 della Costituzione), ma a modifiche fortemente incisive sulle stesse garanzie del sistema tracciato dai Costituenti.
Insomma, una sorta di ammonimento dei cittadini a chi, nel futuro, avesse ancora voglia di mettere mano a riforme non corrispondenti a quel concetto di “revisione”, chiaramente espresso dalla Carta.
Ma ancora: si è poco approfondita l’opinione pubblicata - il 18 dicembre su “Repubblica” - e formulata, col suo solito stile pacato ma fermo e dotato di estrema precisione, del Prof. Alessandro Pace, della quale basta qui richiamare il titolo, che è di per sé altamente significativo, “Basta con le mega riforme costituzionali”. Ha ragione, infatti, il prof. Pace, a sottolineare che nessuna mega-riforma dal contenuto disomogeneo ha mai avuto successo nel nostro Paese. I tentativi sono stati molti e tutti sono falliti. Non è materia di riflessione, questa e di serio ammonimento per l’avvenire?
Ma tant’è; si è preferito parlare d’altro, anche di cose buone o cattive (piuttosto predominanti, queste ultime) che sono avvenute nel 2016.
E invece, questi segnali sono importanti e indicatori di una volontà popolare, che va rispettata; noi saremo sul campo, pronti a ricordarli ogni volta che potrà venire in mente a qualche spericolato di tornare sulla linea dei precedenti tentativi falliti.
Non posso che concludere queste note ricordando una vera e propria “amenità” (si fa per dire) che abbiamo letto in uno dei tanti “bilanci”, questa volta redatto per “voci”.
Nella pagina dedicata al “peggio” del 2016, Pierluigi Battista ha inserito una voce, “partigiani” che lascia trasecolati.
Secondo l’autore, il 2016 è stato un anno “pazzotico” in cui si è imbastita una interminabile discussione su chi siano i “veri” partigiani; e qui sta il primo equivoco.
Non abbiamo avuto notizia di una discussione del genere e tanto meno ci siamo accorti che fosse interminabile. Ma in più c’è il fatto che una discussione richiede più partecipanti, altrimenti è un monologo.
Nel caso di specie, c’è stata un’improvvida affermazione di una componente del Governo, sulla quale era impossibile aprire una discussione, ma si poteva fornire, al più, come è avvenuto, qualche ironica risposta o una denuncia di cattivo gusto quando essa è stata completata dalla presentazione di una sfilata di partigiani “veri” che, naturalmente, votavano per il SI.
Poi più nulla, perché sul ridicolo non si discute, ma – a seconda del carattere di ognuno – si ride o ci si arrabbia. Tutto qui. Poi il giornalista prosegue, specificando meglio il suo vero obiettivo, cioè coloro che “parlano a nome dell’ANPI e sono nati molti anni dopo la fine della Resistenza” e dovrebbero tacere – dice l’autore – e lasciare la parola ai partigiani che hanno fatto i partigiani.
Ora c’è da dire che “parlare a nome dell’ANPI” non significa affatto parlare dei partigiani, ma di un’Associazione che è stata fino al 2006 composta solo da combattenti per la libertà e da allora, con una modifica statutaria approvata anche dagli organismi di controllo, ha ammesso anche gli “antifascisti” che si riconoscono nelle finalità e nei valori dell’Associazione.
Da allora, anche se qualcuno non se ne è accorto, nell’ANPI sono entrati tanti giovani e tante donne, e tanti di una vera e propria generazione pacificamente successiva al periodo della Resistenza.
Tra i partigiani e gli antifascisti si è creato un amalgama straordinario, che ha assicurato la “continuità” dei valori della Resistenza e della Costituzione, cui questa Associazione si è sempre ispirata.
Se oggi il numero degli iscritti supera le 124.000 unità, questo è proprio perché quell’amalgama si è costituito nel tempo ed ha perfettamente funzionato; e ai nostri successori affideremo, come lascito, quella “continuità” che è il bene e la caratteristica fondamentale dell’ANPI.
Spero, così, di aver spiegato chiaramente, anche a chi non sa, come stanno realmente le cose. Ciò che ci colpisce particolarmente, però, è che questa voce “Partigiani” sia stata inserita nel “peggio” del 2016, cioè accanto a Aleppo, Colonia, Erdogan, Odio, Zoticoni, Squadristi, Bambolotti, etc”.
Ci vuole una bella dose non dico di mancanza di rispetto, ma addirittura di disinvoltura per creare simili paragoni, che sono comunque offensivi non solo se riferiti ai “partigiani”, ma anche a quelli che tali non sono stati, ma che oggi appartengono a pieno titolo ad una Associazione come l’ANPI, a sua volta degna almeno di rispetto, reale e non solo formale.
Potrei aggiungere anche che nessuno ha parlato “a nome” dell’ANPI, anche se era riconoscibile la sua appartenenza; ma forse non vale neppure la pena di soffermarsi ulteriormente sul tema.



A presto Cara Terra Mia

mercoledì 19 ottobre 2016

ANPI Paderno Dugnano, un riconoscimento importante.


28 Settembre 2016
A Gildo Negri


Sono lieto di comunicarLe che il Ministro della Difesa ha conferito alla S.V. la Medaglia della Liberazione, decorazione riconosciuta ai partigiani, agli ex internati nei lager nazisti e ai combattenti inquadrati nei Reparti regolari delle Forze Armate in occasione del 70° anniversario della Guerra di Liberazione e di Resistenza, per ricordare il loro impegno per l’affermazione dei principi di libertà ed indipendenza sui quali si fonda la nostra Repubblica,....







Immmagini effettuate il 16 Ottobre 2016 ECOFESTA

Una testimonianza di Gildo Negri  dalla rete.




A presto CARA TERRA MIA

giovedì 22 settembre 2016

Domenica 25 settembre: Associazioni in Festa a Palazzolo Milanese






Viene comunicato che, purtroppo, il numero scritto per le info e prenotazioni sulla cena solidale di domenica 25, è sbagliato. 
Il numero corretto è
Rosella al 347 0484022 
A presto Cara Terra Mia

giovedì 15 settembre 2016

Sabato 17 settembre a Cinisello Balsamo: PRC dice NO alla riforma costituzionale del governo Renzi




Riceviamo e volentieri pubblichiamo.


In autunno si voterà sulla revisione della nostra Costituzione voluta dal governo Renzi.
Noi votiamo NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”.
Come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia.

Non viene abolito il Senato: si abolisce  il diritto dei cittadini di eleggere i senatori. Insieme alla modifica della legge elettorale della Camera per cui un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi, si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano.

Votare NO al referendum costituzionale è la premessa obbligata, la condizione sine qua non per risalire questa china e ridare , nelle forme nuove del nostro tempo, lo scettro in mano al sovrano popolare, cioè ai cittadini, ed a loro reali rappresentanti.


I Circoli Prc del nordmilano, ti invitano ad una giornata di festa in compagnia dei Partigiani e delle Partigiane che hanno combattuto affinché la nostra Carta potesse vedere la luce e di coloro che sono in lotta affinché il loro sacrificio non sia vanificato dal Governo di turno.

Perché in gioco c’è una posta ben più alta del destino di un Premier. Qui in ballo c’è la qualità della nostra democrazia e la sua stessa capacità di sopravvivere ai populismi di ogni colore che l’assediano.

Ti aspettiamo
SABATO 17 SETTEMBRE
dalle ore 15.30 in piazza gramsci a Cinisello
con buona musica, buon cibo, tanta passione e allegria!


La CostiTUzione TI riguarda!
Al Referendum #ILPRCVOTANO




A presto Cara Terra Mia

sabato 20 agosto 2016

Smuraglia: "Il PD non ha rispetto della nostra storia. Meglio non andare alle Feste dell'Unità"


Il Presidente dell'ANPI intervistato da la Repubblica fa chiarezza anche sulla presunta rimozione forzata del Coordinatore Regionale dell'Emilia-Romagna.
ROMA - "Ai tempi di Togliatti o Berlinguer questo non sarebbe accaduto perché la Festa dell'Unità è sempre stata, tradizionalmente, una festa di tutti".

Carlo Smuraglia non vorrebbe alzare altri polveroni. Ce n'è già abbastanza. Classe 1923, partigiano combattente, avvocato del lavoro, Smuraglia è il presidente nazionale dell'Anpi, l'associazione dei partigiani che è contraria alla riforma costituzionale di Renzi.


L'Anpi non è stata invitata alle Feste dell'Unità o, se chiamata a partecipare, non deve parlare del No.


Smuraglia, forse lo scontro si sta ridimensionando, ci sono trattative in corso?
"Non mi risulta nessuna trattativa. Non c'è stato nessun invito formale. In passato nelle Feste dell'Unità veniva dato uno spazio alle locali sezioni dell'Anpi, in cui ovviamente l'Anpi fa quello che vuole".

Si è sentito tradito dal Pd?
"Non è una questione di tradimento. Ma è un errore materiale. L'Anpi ha una sua dignità e autorevolezza. Non può andare in un luogo in cui si pongano limiti alla manifestazione delle proprie opinioni. Se invito qualcuno a cena, non gli dico di chi deve parlare bene e di chi male. Lo lascio libero di esprimersi".

I Democratici però ritengono quella costituzionale la madre di tutte le riforme. Non trova normale che blindino la loro battaglia?
"Tradizionalmente la Festa dell'Unità è una festa di tutti. Non si possono porre dei limiti. Tranne quello di non ammettere i fascisti. Con noi è normale un rapporto franco e ragionevole".

Quindi l'Anpi non andrà a nessuna Festa?
"Non c'è una direttiva nazionale. Deciderà ogni sezione localmente. Se però chiedono il mio parere, ebbene io non andrei per rispetto di se stessi. Non vado in un posto dove non posso esprimere liberamente le mie idee".

In altri tempi non sarebbe successo, secondo lei, nonostante il centralismo del Pci, l'espulsione dei dissidenti?
"Ai tempi di Togliatti e Berlinguer si andava alle feste dell'Unità perché si incontravano gli amici e si scambiavano le idee. Quest'anno si è cominciato a dire che era la festa del Sì, quindi con una forte contrapposizione. Tuttavia non è inimicizia la nostra: è una divergenza su un punto specifico che poteva essere risolto con ragionevolezza".

Come poteva essere risolto?
"Semplicemente dicendoci: "Venite e dite pure quello che vi pare". Potevano immaginare che l'Anpi non sarebbe andata a fare sfoggio delle proprie idee in casa di chi la pensa diversamente, ma a sostenerle con il garbo e il rispetto che ci è abituale".

L'Anpi ha rimosso il coordinatore emiliano Artioli perché a favore del Sì?
"Assolutamente no, si è trattato di un normale avvicendamento. Con il congresso di metà maggio sono decadute tutte le cariche per statuto, anche la mia. Ci sono state riconferme e avvicendamenti".

Anche voi siete divisi sul referendum?
"Ci sono dissensi, ma il No è a stragrande maggioranza".

È l'ennesima incomprensione tra l'Anpi e il Pd di Renzi?
"Boschi commise un errore con quelle frasi sui partigiani, il No e Casapound. La storia e la memoria vanno coltivate perché un Paese che perde questo è destinato a decadere".




A presto Cara Terra Mia