giovedì 12 gennaio 2017

Il reale valore delle abitazioni di Paderno Dugnano: la banca dati delle quotazioni immobiliari (OMI) del I° semestre 2016

Torniamo a fare il punto sul reale valore delle nostre abitazioni, sulla base dei dati più recenti, relativi al primo semestre del 2016, espressi dalla banca dati delle quotazioni immobiliari dell’Agenzia delle entrate (OMI).

Come riportato dal sito dell’Agenzia:

La banca dati dell'Osservatorio costituisce una rilevante fonte d'informazioni relative al mercato immobiliare nazionale, proponendosi come un utile strumento per tutti gli operatori del mercato, per i ricercatori e gli studiosi del settore immobiliare, per istituti di ricerca pubblici e privati, per la pubblica amministrazione e, più in generale, per il singolo cittadino.


Le abitazioni “167” non sono certo abitazioni “di lusso”, sono case dignitose ma economiche e popolari e non sono state certo costruite in pieno centro, ma nelle periferie padernesi: Calderara, Villaggio Ambrosiano o Cassina Amata. Zone periferiche, così definite proprio dalla banca dati:



Tra le fonti di rilevazione anche le agenzie immobiliari, e al fine di valorizzare e rendere trasparente tale apporto, sono stati siglati specifici rapporti di collaborazione con le principali associazioni di categoria.

La VERA quotazione per abitazioni in normale stato conservativo (la più frequente nella zona), quella che fa i conti con il mercato immobiliare la troviamo quindi espressa dalla banca dati, ed i valori considerabili potrebbero andare da € 1.200 (valore minimo per abitazioni di tipo economico) a € 1.450 (valore minimo per abitazioni di tipo civile).


Viene altresì specificato che:


Nell’ambito dei processi estimativi, perciò, le quotazioni OMI non possono intendersi sostitutive della stima puntuale, in quanto forniscono indicazioni di valore di larga massima. Solo la stima effettuata da un tecnico professionista può rappresentare e descrivere in maniera esaustiva e con piena efficacia l'immobile e motivare il valore da attribuirgli.


Quindi, anche assumendo il valore “base” di €/mq. 1.450, si potrebbe pensare che dopo la stima puntuale effettuata da un tecnico professionista, pagata dai cittadini, condomini 167 compresi, data la natura economica e popolare delle abitazioni, tale valore possa subire una qualsivoglia contrazione.

Quella che potrebbe apparire cosa ovvia in realtà, torniamo a ricordarlo, viene stravolta, e con la stima puntuale alle nostre abitazioni, viene attribuito per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà, il valore definito “minimo” di €/mq. 1.912 (€/mq. 2.250 – 15%), naturalmente box da 15.000 euro a parte. Praticamente una valutazione superiore anche al valore minimo di mercato attribuito ad abitazioni civili in “Ottimo” stato pari a €/mq. 1.850.


La “stima puntuale” ci dice che le abitazioni 167 sono state costruite assenti di caratteristiche prestazionali riguardanti il contenimento energetico.

Secondo l’amministrazione del centro destra padernese, un appartamento 167 costruito una trentina di anni orsono, che non ha prestazioni di contenimento energetico, sito in periferia, di 100 metri quadrati lordi non si può proprio vendere ad un prezzo inferiore a 206.200 euro (€ 191.200 per l’abitazione + € 15.000 per il box).

Si continua ad attendere numerose segnalazioni di vendite a queste condizioni, al momento non pervenute.

E’ superfluo dire che i condomini 167 non possono che rimandare al mittente condizioni inaccettabili.

Fonte dei dati pubblicati: "Agenzia Entrate - OMI".



mercoledì 11 gennaio 2017

Appena scese dalla stazione di un paesino di Sant'Ilario tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario.


Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano.

lo cantano tutti anche ragazzi e ragazze molto giovani.

BOCCA DI ROSA

VERRANNO A CHIEDERTI


FILA LA LANA

RIMINI






Considerato da gran parte della critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi. 
In quasi quarant'anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune 
canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. 
Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli, prostitute, e sono considerate da 
alcuni critici come vere e proprie poesie, tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta e da ricevere gli elogi anche di grandi nomi della poesia come Mario Luzi.
Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente hanno valorizzato la lingua ligure. Ha affrontato, inoltre, in misura minore e differente, altri idiomi come il gallurese e il napoletano.
Durante la sua carriera ha collaborato con personalità della cultura e importanti artisti della scena musicale italiana,  tra cui Nicola Piovani, Ivano Fossati, Mauro Pagani, Massimo Bubola, Álvaro Mutis, Fernanda Pivano e Francesco De Gregori.
La popolarità e l'alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni, dopo la sua morte, a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole.
Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco è uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. È l'artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco.

A presto Cara Terra Mia


martedì 10 gennaio 2017

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE ANPI CARLO SMURAGLIA


Il silenzio sul significato del voto del
4 dicembre e qualche “amenità”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”.
Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare!
Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul SI e sul NO; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.
Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani.
Quella, se c’è stata, è finita troppo presto.
Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché.
A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.
E sono corsi alle urne, con una presenza che da molto tempo non si verificava, né sui referendum, né sulle consultazioni elettorali.
Questa volontà di partecipazione avrebbe dovuto essere colta, come uno dei fatti più importanti dell’anno 2016, proprio perché la partecipazione – l’ho detto mille volte – è il sale della democrazia; dunque la “novità” avrebbe dovuto essere salutata non solo positivamente, ma anche con una riflessione sulle ragioni della svolta e su ciò che occorre fare per renderla permanente.
Perché di partecipazione abbiamo davvero bisogno, proprio per rinforzare la nostra democrazia e per restituire ai cittadini quella “sovranità popolare” che per molto tempo essi stessi hanno finito per non esercitare o per esercitare solo in parte. Invece, di questo, nei tanti bilanci, positivi e/o negativi, apparsi sulla stampa, poco o nulla è emerso, quasi che ci fosse una voglia sotterranea e segreta di non parlare più di questo incidente della riforma del Senato, finita male per i promotori.
Ma accanto a questo aspetto, ce ne sarebbero stati altri, meritevoli di segnalazione e di riflessione.
E’ la seconda volta, nel giro di pochi anni, che una riforma costituzionale “grandiosa”, sostenuta dal Governo in carica, è stata bloccata dal voto.
Questo non può non esprimere un messaggio molto chiaro, di attenzione: la Costituzione va rispettata, può essere modificata, ma con coerenza rispetto alle sue linee di fondo, che restano tuttora validissime; una specie di “altolà” dei cittadini ai tentativi troppo spericolati di procedere non a qualche “revisione” della Carta (come dice espressamente l’art. 138 della Costituzione), ma a modifiche fortemente incisive sulle stesse garanzie del sistema tracciato dai Costituenti.
Insomma, una sorta di ammonimento dei cittadini a chi, nel futuro, avesse ancora voglia di mettere mano a riforme non corrispondenti a quel concetto di “revisione”, chiaramente espresso dalla Carta.
Ma ancora: si è poco approfondita l’opinione pubblicata - il 18 dicembre su “Repubblica” - e formulata, col suo solito stile pacato ma fermo e dotato di estrema precisione, del Prof. Alessandro Pace, della quale basta qui richiamare il titolo, che è di per sé altamente significativo, “Basta con le mega riforme costituzionali”. Ha ragione, infatti, il prof. Pace, a sottolineare che nessuna mega-riforma dal contenuto disomogeneo ha mai avuto successo nel nostro Paese. I tentativi sono stati molti e tutti sono falliti. Non è materia di riflessione, questa e di serio ammonimento per l’avvenire?
Ma tant’è; si è preferito parlare d’altro, anche di cose buone o cattive (piuttosto predominanti, queste ultime) che sono avvenute nel 2016.
E invece, questi segnali sono importanti e indicatori di una volontà popolare, che va rispettata; noi saremo sul campo, pronti a ricordarli ogni volta che potrà venire in mente a qualche spericolato di tornare sulla linea dei precedenti tentativi falliti.
Non posso che concludere queste note ricordando una vera e propria “amenità” (si fa per dire) che abbiamo letto in uno dei tanti “bilanci”, questa volta redatto per “voci”.
Nella pagina dedicata al “peggio” del 2016, Pierluigi Battista ha inserito una voce, “partigiani” che lascia trasecolati.
Secondo l’autore, il 2016 è stato un anno “pazzotico” in cui si è imbastita una interminabile discussione su chi siano i “veri” partigiani; e qui sta il primo equivoco.
Non abbiamo avuto notizia di una discussione del genere e tanto meno ci siamo accorti che fosse interminabile. Ma in più c’è il fatto che una discussione richiede più partecipanti, altrimenti è un monologo.
Nel caso di specie, c’è stata un’improvvida affermazione di una componente del Governo, sulla quale era impossibile aprire una discussione, ma si poteva fornire, al più, come è avvenuto, qualche ironica risposta o una denuncia di cattivo gusto quando essa è stata completata dalla presentazione di una sfilata di partigiani “veri” che, naturalmente, votavano per il SI.
Poi più nulla, perché sul ridicolo non si discute, ma – a seconda del carattere di ognuno – si ride o ci si arrabbia. Tutto qui. Poi il giornalista prosegue, specificando meglio il suo vero obiettivo, cioè coloro che “parlano a nome dell’ANPI e sono nati molti anni dopo la fine della Resistenza” e dovrebbero tacere – dice l’autore – e lasciare la parola ai partigiani che hanno fatto i partigiani.
Ora c’è da dire che “parlare a nome dell’ANPI” non significa affatto parlare dei partigiani, ma di un’Associazione che è stata fino al 2006 composta solo da combattenti per la libertà e da allora, con una modifica statutaria approvata anche dagli organismi di controllo, ha ammesso anche gli “antifascisti” che si riconoscono nelle finalità e nei valori dell’Associazione.
Da allora, anche se qualcuno non se ne è accorto, nell’ANPI sono entrati tanti giovani e tante donne, e tanti di una vera e propria generazione pacificamente successiva al periodo della Resistenza.
Tra i partigiani e gli antifascisti si è creato un amalgama straordinario, che ha assicurato la “continuità” dei valori della Resistenza e della Costituzione, cui questa Associazione si è sempre ispirata.
Se oggi il numero degli iscritti supera le 124.000 unità, questo è proprio perché quell’amalgama si è costituito nel tempo ed ha perfettamente funzionato; e ai nostri successori affideremo, come lascito, quella “continuità” che è il bene e la caratteristica fondamentale dell’ANPI.
Spero, così, di aver spiegato chiaramente, anche a chi non sa, come stanno realmente le cose. Ciò che ci colpisce particolarmente, però, è che questa voce “Partigiani” sia stata inserita nel “peggio” del 2016, cioè accanto a Aleppo, Colonia, Erdogan, Odio, Zoticoni, Squadristi, Bambolotti, etc”.
Ci vuole una bella dose non dico di mancanza di rispetto, ma addirittura di disinvoltura per creare simili paragoni, che sono comunque offensivi non solo se riferiti ai “partigiani”, ma anche a quelli che tali non sono stati, ma che oggi appartengono a pieno titolo ad una Associazione come l’ANPI, a sua volta degna almeno di rispetto, reale e non solo formale.
Potrei aggiungere anche che nessuno ha parlato “a nome” dell’ANPI, anche se era riconoscibile la sua appartenenza; ma forse non vale neppure la pena di soffermarsi ulteriormente sul tema.



A presto Cara Terra Mia

lunedì 9 gennaio 2017

L’impatto devastante della RHO MONZA a Paderno Dugnano












Riprendiamo dal CCIRM Comitato Cittadini Interramento Rho-Monza  alcune note informative in merito al progetto di mitigazione ambientale, a contrasto dell'impatto devastante della Rho Monza sull'ambiente e sulla salute dei cittadini a Paderno Dugnano.


1-8 CHE COS’E’ L'INFRASTRUTTURA VERDE?

Abbiamo deciso di parlarne, usando questo mezzo di informazione, soprattutto per coloro che non erano presenti all’assemblea pubblica del 20/6/2016 in cui è stata presentata in aula consiliare. 
Lo faremo pubblicando una sequenza di immagini tra le piu’ significative, estratte dallo studio realizzato dal dott. Benedetto Selleri , paesaggista e dottore forestale
.

2-8 INFRASTRUTTURA VERDE. 
Un’idea progettuale innovativa.
Il tentativo estremo di arginare l’impatto devastante dell’autostrada Rho Monza a Paderno Dugnano, negli spazi in cui questo è ancora possibile.
Le mitigazioni ambientali che diventano paesaggio urbano e contrasto vero all’inquinamento e all’impatto visivo e acustico.

















3-8 Fascia ad elevata concentrazione di polveri sottili e altri inquinanti

Effetti a breve e a lungo termine Effetti a breve e a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla inquinamento atmosferico sulla salute umana salute umana
http://www.meteonetwork.it/…/conv…/interventi/Crosignani.pdf

INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE DEL BAMBINO
www.amat-mi.it/it/downloads/71 ( in particolare vedi pag. 41) 

















4-8 LO SVINCOLO DI PADERNO. 
ESTRATTO DEL PROGETTO ESECUTIVO DI SERRAVALLE
Arbusti ornamentali a contrastare inquinamento, impatto visivo e acustico in Via Battisti, Sesto S. Giovanni, rotonda Unes e Giraffe, Via Brasile ???!!! Area attrezzata nella ex collinetta????!!!



















5-8 PUNTI CRITICI E PROPOSTA MIGLIORATIVA















6–8 Sezione fra via Cesare Battisti e la scuola E. Curiel

























7-8 AREE DI VIA DELLA QUERCIA E VIA ROSSELLI
Da progetto Milano-Serravalle nessuna protezione per via Rosselli e Via Della Quercia, soprattutto in corrispondenza degli imbocchi della galleria fonica dove, per l’assenza di sistemi filtranti, la concentrazione degli inquinanti è elevatissima.
Da idea progettuale migliorativa invece….. (vedi immagini)






















8-8 SEZIONE FRA VIA ROSSELLI E VIA DALLA CHIESA













INFRASTRUTTURA VERDE. 
Un’idea che sembra riscuotere interesse diffuso, ma che deve superare diversi esami per concretizzarsi.  Seguiamo insieme il suo percorso.

Rimani in contatto con CCIRM

A PRESTO CARA TERRA MIA

sabato 7 gennaio 2017

Festa del Tricolore: la bandiera italiana compie 220 anni




Era il 7 gennaio 1797 quando Giuseppe Compagnoni propose al congresso costitutivo tenutosi a Reggio Emilia che si rendesse “universale lo Stendardo o bandiera Cispadana di tre colori: Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella coccarda cispadana e che questa debba portarsi da tutti“. Il tricolore guiderà le truppe nelle guerre d’Indipendenza contro l’Austria, verrà poi adottata dal neonato Regno d’Italia (1861) e infine introdotta nel testo della Costituzione all’articolo 12, il quale recita “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni“.
Nasce così il Tricolore come vessillo nazionale. La prima bandiera ha i colori disposti in tre strisce orizzontali: il rosso in alto, il bianco in mezzo, il verde in basso. Al centro è dipinto il Turcasso o Faretra con quattro frecce, a simboleggiare l’unione delle quattro popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Le lettere R e C, poste ai lati sono le iniziali di Repubblica Cispadana. Il tricolore ha alcuni precedenti in bandiere militari (Legione lombarda e italiana) e in quello proposto nell’ottobre 1796 dalla Congregazione filo-napoleonica bolognese e istituito dal senato di Bologna in documenti ufficiali. Su un documento conservato nell’Archivio di Stato di Bologna si legge: “Bandiera coi colori Nazionali – Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una Bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso”.
Nel 1799 la Repubblica Napoletana adottò a sua volta una bandiera tricolore, sempre mutuandola dal tricolore francese, cambiandone il colore bianco in giallo. Nel 1848 bandiere tricolori vennero fatte sventolare sulla barricate milanesi durante le Cinque giornate di Milano e re Carlo Alberto, prima di iniziare la Prima guerra di indipendenza italiana, adottò come bandiera del suo regno il tricolore verde bianco e rosso, con le bande di colore verticali, inserendovi al centro lo stemma sabaudo. Lo stesso anno anche il Regno di Sicilia adottò il tricolore verde bianco e rosso, con al centro la Triscele simbolo dell’isola siciliana; il tricolore venne adottato anche dal Granducato di Toscana con sovrimpresse le armi della casata degli Asburgo-Lorena, dalla Repubblica Romana con la scritta di ispirazione mazziniana ‘Dio e Popolo’.
Fu nel 1861 che il tricolore, caricato dello stemma di Casa Savoia, divenne bandiera ufficiale del Regno d’Italia. Alla nascita della Repubblica lo stemma sabaudo fu abolito e il tricolore, seppure con proporzioni diverse, tornò ad essere quello del 1798.

Fonte:


A presto Cara Terra Mia