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martedì 10 gennaio 2017

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE ANPI CARLO SMURAGLIA


Il silenzio sul significato del voto del
4 dicembre e qualche “amenità”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”.
Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare!
Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul SI e sul NO; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.
Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani.
Quella, se c’è stata, è finita troppo presto.
Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché.
A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.
E sono corsi alle urne, con una presenza che da molto tempo non si verificava, né sui referendum, né sulle consultazioni elettorali.
Questa volontà di partecipazione avrebbe dovuto essere colta, come uno dei fatti più importanti dell’anno 2016, proprio perché la partecipazione – l’ho detto mille volte – è il sale della democrazia; dunque la “novità” avrebbe dovuto essere salutata non solo positivamente, ma anche con una riflessione sulle ragioni della svolta e su ciò che occorre fare per renderla permanente.
Perché di partecipazione abbiamo davvero bisogno, proprio per rinforzare la nostra democrazia e per restituire ai cittadini quella “sovranità popolare” che per molto tempo essi stessi hanno finito per non esercitare o per esercitare solo in parte. Invece, di questo, nei tanti bilanci, positivi e/o negativi, apparsi sulla stampa, poco o nulla è emerso, quasi che ci fosse una voglia sotterranea e segreta di non parlare più di questo incidente della riforma del Senato, finita male per i promotori.
Ma accanto a questo aspetto, ce ne sarebbero stati altri, meritevoli di segnalazione e di riflessione.
E’ la seconda volta, nel giro di pochi anni, che una riforma costituzionale “grandiosa”, sostenuta dal Governo in carica, è stata bloccata dal voto.
Questo non può non esprimere un messaggio molto chiaro, di attenzione: la Costituzione va rispettata, può essere modificata, ma con coerenza rispetto alle sue linee di fondo, che restano tuttora validissime; una specie di “altolà” dei cittadini ai tentativi troppo spericolati di procedere non a qualche “revisione” della Carta (come dice espressamente l’art. 138 della Costituzione), ma a modifiche fortemente incisive sulle stesse garanzie del sistema tracciato dai Costituenti.
Insomma, una sorta di ammonimento dei cittadini a chi, nel futuro, avesse ancora voglia di mettere mano a riforme non corrispondenti a quel concetto di “revisione”, chiaramente espresso dalla Carta.
Ma ancora: si è poco approfondita l’opinione pubblicata - il 18 dicembre su “Repubblica” - e formulata, col suo solito stile pacato ma fermo e dotato di estrema precisione, del Prof. Alessandro Pace, della quale basta qui richiamare il titolo, che è di per sé altamente significativo, “Basta con le mega riforme costituzionali”. Ha ragione, infatti, il prof. Pace, a sottolineare che nessuna mega-riforma dal contenuto disomogeneo ha mai avuto successo nel nostro Paese. I tentativi sono stati molti e tutti sono falliti. Non è materia di riflessione, questa e di serio ammonimento per l’avvenire?
Ma tant’è; si è preferito parlare d’altro, anche di cose buone o cattive (piuttosto predominanti, queste ultime) che sono avvenute nel 2016.
E invece, questi segnali sono importanti e indicatori di una volontà popolare, che va rispettata; noi saremo sul campo, pronti a ricordarli ogni volta che potrà venire in mente a qualche spericolato di tornare sulla linea dei precedenti tentativi falliti.
Non posso che concludere queste note ricordando una vera e propria “amenità” (si fa per dire) che abbiamo letto in uno dei tanti “bilanci”, questa volta redatto per “voci”.
Nella pagina dedicata al “peggio” del 2016, Pierluigi Battista ha inserito una voce, “partigiani” che lascia trasecolati.
Secondo l’autore, il 2016 è stato un anno “pazzotico” in cui si è imbastita una interminabile discussione su chi siano i “veri” partigiani; e qui sta il primo equivoco.
Non abbiamo avuto notizia di una discussione del genere e tanto meno ci siamo accorti che fosse interminabile. Ma in più c’è il fatto che una discussione richiede più partecipanti, altrimenti è un monologo.
Nel caso di specie, c’è stata un’improvvida affermazione di una componente del Governo, sulla quale era impossibile aprire una discussione, ma si poteva fornire, al più, come è avvenuto, qualche ironica risposta o una denuncia di cattivo gusto quando essa è stata completata dalla presentazione di una sfilata di partigiani “veri” che, naturalmente, votavano per il SI.
Poi più nulla, perché sul ridicolo non si discute, ma – a seconda del carattere di ognuno – si ride o ci si arrabbia. Tutto qui. Poi il giornalista prosegue, specificando meglio il suo vero obiettivo, cioè coloro che “parlano a nome dell’ANPI e sono nati molti anni dopo la fine della Resistenza” e dovrebbero tacere – dice l’autore – e lasciare la parola ai partigiani che hanno fatto i partigiani.
Ora c’è da dire che “parlare a nome dell’ANPI” non significa affatto parlare dei partigiani, ma di un’Associazione che è stata fino al 2006 composta solo da combattenti per la libertà e da allora, con una modifica statutaria approvata anche dagli organismi di controllo, ha ammesso anche gli “antifascisti” che si riconoscono nelle finalità e nei valori dell’Associazione.
Da allora, anche se qualcuno non se ne è accorto, nell’ANPI sono entrati tanti giovani e tante donne, e tanti di una vera e propria generazione pacificamente successiva al periodo della Resistenza.
Tra i partigiani e gli antifascisti si è creato un amalgama straordinario, che ha assicurato la “continuità” dei valori della Resistenza e della Costituzione, cui questa Associazione si è sempre ispirata.
Se oggi il numero degli iscritti supera le 124.000 unità, questo è proprio perché quell’amalgama si è costituito nel tempo ed ha perfettamente funzionato; e ai nostri successori affideremo, come lascito, quella “continuità” che è il bene e la caratteristica fondamentale dell’ANPI.
Spero, così, di aver spiegato chiaramente, anche a chi non sa, come stanno realmente le cose. Ciò che ci colpisce particolarmente, però, è che questa voce “Partigiani” sia stata inserita nel “peggio” del 2016, cioè accanto a Aleppo, Colonia, Erdogan, Odio, Zoticoni, Squadristi, Bambolotti, etc”.
Ci vuole una bella dose non dico di mancanza di rispetto, ma addirittura di disinvoltura per creare simili paragoni, che sono comunque offensivi non solo se riferiti ai “partigiani”, ma anche a quelli che tali non sono stati, ma che oggi appartengono a pieno titolo ad una Associazione come l’ANPI, a sua volta degna almeno di rispetto, reale e non solo formale.
Potrei aggiungere anche che nessuno ha parlato “a nome” dell’ANPI, anche se era riconoscibile la sua appartenenza; ma forse non vale neppure la pena di soffermarsi ulteriormente sul tema.



A presto Cara Terra Mia

martedì 6 dicembre 2016

Referendum costituzionale: Comunicato del Circolo PRC





COMUNICATO: HA VINTO LA COSTITUZIONE

Vittoria schiacciante della Costituzione e di chi l'ha difesa a dispetto di un cambiamento che avrebbe dovuto portare fra le tante argomentazioni esternate maggiori benefici. 
La nostra Costituzione rimane invariata, proprio come la lotta che in tanti intrapresero durante la Resistenza in nome di un'unica parola: libertà.
Il Partito della Rifondazione Comunista circolo A. Casaletti di Paderno D., durante la campagna referendaria si è schierato subito a favore del NO partecipando attivamente al Comitato costituitosi, ribadendo una posizione certamente molto diversa dal fronte quasi esclusivamente politico volto a cacciare chi aveva proposto  la deforma. L'attaccamento profondo ai valori ed ideali antifascisti continuano ad animare una sinistra vera che sopravvive nella sua tanto rimarcata radicalità ma che è pronta a  fronteggiare scempi che in questo Paese vengono costantemente riproposti.
Rimaniamo fermi sui nostri principi oggi più che mai, sulle posizioni che ci vedono contrari al potentato delle banche, contro i diritti negati ai più deboli,contro la privatizzazione dei servizi , contro il precariato che uccide le nuove generazioni, contro l'emarginazione del diverso e dell'immigrato, contro il costante uso quotidiano di politiche a favore degli armamenti e puntando  al rinnovo di politiche del lavoro mai affrontate, tutte tematiche che vanno di pari passo con una Costituzione sempre valida mai applicata.
Il NO a questa proposta di revisione costituzionale è il messaggio di chi si è riconosciuto in un documento che nonostante lo scorrere del tempo risulta attuale e ne è la prova l'elevato numero di partecipazione popolare che ha scatenato.
Ribadiamo ancora che il nostro NO non è lo stesso di coloro che se ne sono appropriati con altri scopi e rimane legato a valori e principi di libertà, uguaglianza,solidarietà e giustizia sociale.

I compagni e le compagne del circolo PRC A. Casaletti


A presto Cara Terra Mia

sabato 19 novembre 2016

MoVimento 5 Stelle: le prossime inizative

Riceviamo e volentieri segnaliamo.


Segnaliamo le attività che ci vedono coinvolti in questo periodo:

- Innanzitutto lunedì 21 novembre è prevista l'apertura del parcheggio interrato della biblioteca Tilane. Dopo le nostra raccolta firme, ricerche, pressioni e interrogazioni siamo forse arrivati finalmente al dunque. Vi invitiamo a "festeggiare" con noi il lieto evento partecipando al banchetto davanti alla biblioteca, dalle 17,30 alle 20, e alla visita guidata prevista per le ore 18.
Seguirà video di presentazione


-#IoVotoNo: il 4 dicembre ci sarà il referendum costituzionale. #NoivoteremoNO.

Chiediamo a tutti coloro che vogliono impegnarsi per la buona riuscita del referendum e la vittoria del No di rendersi disponibili come rappresentanti di lista nei seggi elettorali del proprio comune di domicilio o residenza per conto del MoVimento 5 Stelle.

Il rappresentante di lista può assistere a tutte le operazioni relative al voto, dalla preparazione del seggio fino alla fine dello spoglio dei voti, per controllare il regolare svolgimento del voto.  Può essere esonerato dal lavoro previa certificazione del Presidente del seggio.

Vi chiediamo di inserire la vostra richiesta con tutti i dati completi, entro il prossimo 30 novembre al seguente link e rispondendo a questa mail.

Se volete confrontarvi su questo tema, o semplicemente scambiare quattro chiacchiere vi aspettiamo domenica mattina, 20 Novembre, dalle ore 9.30 alle 12 in Piazza Matteotti.

Inoltre Venerdì 25, dalle ore 20.30, presso la Sala del Consiglio Comunale ci sarà un nuovo incontro pubblico per spiegare le ragioni del "NO".

grazie a tutti!




A presto Cara Terra Mia

giovedì 15 settembre 2016

Sabato 17 settembre a Cinisello Balsamo: PRC dice NO alla riforma costituzionale del governo Renzi




Riceviamo e volentieri pubblichiamo.


In autunno si voterà sulla revisione della nostra Costituzione voluta dal governo Renzi.
Noi votiamo NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”.
Come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia.

Non viene abolito il Senato: si abolisce  il diritto dei cittadini di eleggere i senatori. Insieme alla modifica della legge elettorale della Camera per cui un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi, si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano.

Votare NO al referendum costituzionale è la premessa obbligata, la condizione sine qua non per risalire questa china e ridare , nelle forme nuove del nostro tempo, lo scettro in mano al sovrano popolare, cioè ai cittadini, ed a loro reali rappresentanti.


I Circoli Prc del nordmilano, ti invitano ad una giornata di festa in compagnia dei Partigiani e delle Partigiane che hanno combattuto affinché la nostra Carta potesse vedere la luce e di coloro che sono in lotta affinché il loro sacrificio non sia vanificato dal Governo di turno.

Perché in gioco c’è una posta ben più alta del destino di un Premier. Qui in ballo c’è la qualità della nostra democrazia e la sua stessa capacità di sopravvivere ai populismi di ogni colore che l’assediano.

Ti aspettiamo
SABATO 17 SETTEMBRE
dalle ore 15.30 in piazza gramsci a Cinisello
con buona musica, buon cibo, tanta passione e allegria!


La CostiTUzione TI riguarda!
Al Referendum #ILPRCVOTANO




A presto Cara Terra Mia

sabato 20 agosto 2016

Smuraglia: "Il PD non ha rispetto della nostra storia. Meglio non andare alle Feste dell'Unità"


Il Presidente dell'ANPI intervistato da la Repubblica fa chiarezza anche sulla presunta rimozione forzata del Coordinatore Regionale dell'Emilia-Romagna.
ROMA - "Ai tempi di Togliatti o Berlinguer questo non sarebbe accaduto perché la Festa dell'Unità è sempre stata, tradizionalmente, una festa di tutti".

Carlo Smuraglia non vorrebbe alzare altri polveroni. Ce n'è già abbastanza. Classe 1923, partigiano combattente, avvocato del lavoro, Smuraglia è il presidente nazionale dell'Anpi, l'associazione dei partigiani che è contraria alla riforma costituzionale di Renzi.


L'Anpi non è stata invitata alle Feste dell'Unità o, se chiamata a partecipare, non deve parlare del No.


Smuraglia, forse lo scontro si sta ridimensionando, ci sono trattative in corso?
"Non mi risulta nessuna trattativa. Non c'è stato nessun invito formale. In passato nelle Feste dell'Unità veniva dato uno spazio alle locali sezioni dell'Anpi, in cui ovviamente l'Anpi fa quello che vuole".

Si è sentito tradito dal Pd?
"Non è una questione di tradimento. Ma è un errore materiale. L'Anpi ha una sua dignità e autorevolezza. Non può andare in un luogo in cui si pongano limiti alla manifestazione delle proprie opinioni. Se invito qualcuno a cena, non gli dico di chi deve parlare bene e di chi male. Lo lascio libero di esprimersi".

I Democratici però ritengono quella costituzionale la madre di tutte le riforme. Non trova normale che blindino la loro battaglia?
"Tradizionalmente la Festa dell'Unità è una festa di tutti. Non si possono porre dei limiti. Tranne quello di non ammettere i fascisti. Con noi è normale un rapporto franco e ragionevole".

Quindi l'Anpi non andrà a nessuna Festa?
"Non c'è una direttiva nazionale. Deciderà ogni sezione localmente. Se però chiedono il mio parere, ebbene io non andrei per rispetto di se stessi. Non vado in un posto dove non posso esprimere liberamente le mie idee".

In altri tempi non sarebbe successo, secondo lei, nonostante il centralismo del Pci, l'espulsione dei dissidenti?
"Ai tempi di Togliatti e Berlinguer si andava alle feste dell'Unità perché si incontravano gli amici e si scambiavano le idee. Quest'anno si è cominciato a dire che era la festa del Sì, quindi con una forte contrapposizione. Tuttavia non è inimicizia la nostra: è una divergenza su un punto specifico che poteva essere risolto con ragionevolezza".

Come poteva essere risolto?
"Semplicemente dicendoci: "Venite e dite pure quello che vi pare". Potevano immaginare che l'Anpi non sarebbe andata a fare sfoggio delle proprie idee in casa di chi la pensa diversamente, ma a sostenerle con il garbo e il rispetto che ci è abituale".

L'Anpi ha rimosso il coordinatore emiliano Artioli perché a favore del Sì?
"Assolutamente no, si è trattato di un normale avvicendamento. Con il congresso di metà maggio sono decadute tutte le cariche per statuto, anche la mia. Ci sono state riconferme e avvicendamenti".

Anche voi siete divisi sul referendum?
"Ci sono dissensi, ma il No è a stragrande maggioranza".

È l'ennesima incomprensione tra l'Anpi e il Pd di Renzi?
"Boschi commise un errore con quelle frasi sui partigiani, il No e Casapound. La storia e la memoria vanno coltivate perché un Paese che perde questo è destinato a decadere".




A presto Cara Terra Mia

lunedì 18 aprile 2016

Referendum trivelle del 17 aprile: non raggiunto il quorum l’affluenza al voto si ferma al 31%




Il referendum non raggiunge il quorum.  L'affluenza alle urne si ferma al 31%.





Il commento del premier Matteo Renzi, che dovrebbe lavorare per la partecipazione, in conferenza stampa a Palazzo Chigi è stato "Ha vinto chi lavora sulle piattaforme".
Per il governatore della Puglia, Michele Emiliano, si tratta “comunque di un successo di affluenza”, trattandosi degli "stessi voti che il Pd ha preso nel suo più grande risultato elettorale, che sono le europee di due anni fa", il governo, dunque, dovrà tenerne conto.

Per la cronaca i SI superano l’85%. La grande maggioranza dei cittadini che hanno considerato importante esprimere un’opinione, hanno bocciato l’emendamento “Guidi“ sulla durata illimitata delle trivellazioni in mare.


Fonte e dettaglio dei risultati sul sito del Ministero dell’Interno:



L’affluenza a Paderno Dugnano è risultata pari al 34,48%:
fonte: sito del Comune di Paderno Dugnano


Mentre i SI, anche in sede locale superano l’80% (80,09%):


fonte: sito del Comune di Paderno Dugnano



Ricordiamo che “LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE”.



A presto Cara Terra Mia