A presto Cara Terra Mia
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lunedì 25 luglio 2016
Comitato per una diversa riqualificazione dela via sant'Ambrogio: comunicato stampa del 23 luglio "Incontro con l'assessore Tonello"
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mercoledì 9 marzo 2016
venerdì 4 marzo 2016
Una riqualificazione è possibile in Via Sant'Ambrogio
Domenica 6
MARZO 2016 (mattino) si raccolgono le firme al banchetto di Piazza Addolorata
di Palazzolo su:
Una riqualificazione è
possibile
in Via Sant Ambrogio
con l’occasione
verrà distribuito un volantino che invita i cittadini all’assemblea di
presentazione dell’idea di riqualificazione di Via Sant Ambrogio che si terrà:
giovedi 10 marzo
all'Oratorio di
Palazzolo
A
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venerdì 26 settembre 2014
La Lombardia verso EXPO: dinamica, sostenibile, accogliente
Il
28 luglio, alla presenza dell'Assessore alle Attività Produttive, Ricerca e
Innovazione Mario Melazzini e del Sottosegretario all'EXPO Fabrizio Sala, è
stato presentato il programma 'La Lombardia verso Expo: dinamica, sostenibile,
accogliente grazie ai progetti del POR FESR'.
Si
tratta di un tour attraverso le dodici province lombarde, che si preparano a Expo
2015, dove vengono presentati i progetti realizzati mediante il Programma
Operativo Regionale (POR) finanziato attraverso il Fondo Europeo per lo
Sviluppo Regionale (FESR).
Il tour toccherà i vari luoghi, ad esempio il
4 e 5 ottobre sarà presente a Bovisio Masciago in occasione della
manifestazione fieristica intercomunale Expo Brianza.
Viene,
tra l’altro, distribuito un intrigante opuscolo che pone in evidenza le quattro
aree di intervento prioritarie su
cui ripartire le risorse e fissare gli obiettivi:
Tra
le componenti più interessanti, troviamo all’asse n. 2 ENERGIA, una preziosa
indicazione in merito alla viabilità, non solo nei termini dell’efficienza e
della sicurezza stradale, ma anche per ciò che riguarda l’ambiente in cui si
muovono i pedoni, che dovrà risultare più accogliente.
Dopo
l’intervento a cielo aperto sulla Rho-Monza l’ambiente più accogliente che
accoglierà i cittadini padernesi che vorranno tranquillamente passeggiare dalle
parti di via Generale Dalla Chiesa non sarà molto diverso da quello
rappresentato dall’illustrazione. Non c’è che dire, l’ambiente ci guadagna
molto con un muro alto diversi metri e mezzi pesanti sopra la testa.
Altro aspetto fondamentale è rappresentato dall’asse 3 MOBILITA’ SOSTENIBILE.
Un
concetto che si può riempire di tante belle argomentazioni. Nel caso di Paderno
Dugnano e della “riqualificazione” della Rho-Monza un luogo che può ben
coniugare la mobilità sostenibile e un ambiente accogliente dove poter
passeggiare è la zona intorno all’incrocio tra via Generale Dalla Chiesa e via
Antonio Gramsci.
Un’amministrazione
che vuole il bene dei propri cittadini non può permettere una cosa del genere.
Le immagini mostrano una situazione discutibilmente
DINAMICA, non certo SOSTENIBILE,
e tutto meno che ACCOGLIENTE.
L’opuscolo completo è scaricabile alla pagina:
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domenica 31 agosto 2014
Sblocca Italia: I finanziamenti della Rho-Monza per "Il sole 24 ORE"
Questo il commento de “Il sole 24 ore”:

La
Corte dei Conti ha revocato ad aprile i finanziamenti concessi con il decreto
legge del Fare (giugno 2013) perché non sono stati rispettati i termini del Dm
Lupi. Vanno riassegnati i fondi scavalcando la delibera della Corte.
Sembra
il gioco dell'oca.
I dettagli alle pagine:
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venerdì 29 agosto 2014
Sblocca Italia, Rho-Monza: “E' un ecomostro. Opera già fermata dalla Corte dei Conti
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lunedì 25 agosto 2014
Sblocca Italia: un provvedimento che impatta su Paderno Dugnano
Lo
Sblocca Italia è un provvedimento in 10 capitoli per rendere disponibili 43
miliardi di risorse economiche, concetto ribadito sabato 23 agosto dal premier Matteo Renzi.
I dieci capitoli sono relativi a: 1) Sblocca Cantieri; 2) Sblocca
Comuni; 3) Sblocca Reti; 4) Sblocca Porti; 5) Sblocca Dissesto; 6) Sblocca
Burocrazia; 7) Sblocca Edilizia; 8) Sblocca Export; 9) Sblocca Bagnoli; 10)
Sblocca Energia.
In particolare per il primo capitolo, che interessa
direttamente il territorio padernese, la somma delle opere cantierabili
equivale a 30 miliardi di euro, al momento bloccati per procedure ritenute
troppo lunghe, su cui si vuole intervenire a livello normativo.
Secondo l’opinione del ministro dei trasporti e
infrastrutture, Maurizio Lupi si
tratta di opere "essenziali" per le quali le risorse non vengono
spese per problemi di "autorizzazioni e ritardi".
Ed ecco che tra le quattordici opere che risultano
avere una copertura economica compare la “riqualificazione” della Rho-Monza,
finanziata per 55 milioni di euro.
Appare un’ulteriore spinta a realizzare, a tutti i
costi, un’opera pubblica dannosa per il territorio, per la salute dei
cittadini, e senza l’alibi della necessita in vista di expo 2015, visto che per
tale manifestazione ormai non potrà essere realizzata secondo il progetto
originario.
Invece di sbloccare risorse per un’opera non
realizzabile in tempo utile per soddisfare le iniziali necessità, sarebbe
oculato pensare all’interramento delle 14 corsie della Rho-Monza e della
Milano-Meda che si vorrebbero far gravare, a cielo aperto, sul territorio di Paderno Dugnano.
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domenica 22 giugno 2014
Rho-Monza la diffida del CCIRM ad effettuare interventi irreversibili sul territorio
Il CCIRM, Comitato Cittadini Interramento Rho-Monza, rivolge una
diffida alle imprese e agli enti che
in questi giorni stanno effettuando opere di cantierizzazione e bonifica
ordigni bellici, sul territorio di Paderno Dugnano, per l'intervento di "Riqualifica
con caratteristiche autostradali della SP 46 Rho – Monza, dal termine della
Tangenziale Nord di Milano al ponte sulla linea ferroviaria Milano – Varese,
corrispondenti alle tratte 1 e 2 del “Progetto preliminare della viabilità di
adduzione al sistema autostradale esistente A8/A52 – Rho - Monza"
.
Il documento inviato:

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martedì 4 febbraio 2014
CCIRM: Comunicato del 3 febbraio 2014
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lunedì 6 gennaio 2014
2. Epidemiologia & Prevenzione: Il progetto EpiAir2
L’impatto sulla salute dell’inquinamento dell’aria
Poniamo in risalto un altro interessante (e preoccupante) articolo apparso sul numero 4-5 di Epidemiologia & Prevenzione relativo all’aggiornamento del Progetto EpiAir (Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione) sui rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico, di cui abbiamo già parlato, e di cui pubblichiamo le conclusioni.
In questo progetto sono state effettuate
per la prima volta nell’ambito del sistema di sorveglianza EpiAir stime
quantitative dell’impatto a breve termine di PM10 e PM2.5 sulla salute.
L’impatto è stato basato su stime di
effetto ottenute sulla popolazione residente nelle città coinvolte, e non
tratte dalla letteratura scientifica, ed è stato presentato in termini di eventi
che si sarebbero potuti evitare se il livello medio annuale degli inquinanti
fosse stato pari a una soglia di concentrazione prefissata.
I livelli di
inquinamento osservati nel periodo in studio sono stati responsabili di un
numero importante di decessi nelle 23 città analizzate. Considerando
la popolazione con
più di 35 anni di età, è stato stimato
un numero complessivo di 839 decessi
attribuibili ogni anno a livelli medi annuali di PM10 superiori a 20 μg/m3 (lo 0,9% della mortalità per cause
naturali, assumendo indipendenza tra città l’intervallo di credibilità all’80%
è 0,4-1,4%).
Poche tra le città analizzate superavano
nel periodo considerato il limite di 40 μg/m3 per la concentrazione media annuale di PM10 (Milano,
Padova, Torino, Modena e Venezia-Mestre). In totale, si sarebbero potuti
evitare 98 decessi se tale limite fosse stato rispettato.
L’impatto é stato più
evidente nelle città della Pianura Padana, nella Piana fiorentina e nelle grandi
realtà metropolitane di Roma, Napoli e Palermo, dove la percentuale di decessi
attribuibili è stata mediamente dell’1%, contro lo 0,4% nelle altre città
analizzate. Questi stessi centri sono quelli dove è stato superato il limite dei 35 giorni all’anno con livello di
PM10 maggiore di 50 μg/m3.
L’analisi sul PM2.5 ha confermato questi risultati (i
decessi attribuibili assommano allo 0,8% della mortalità naturale; ICr80%
0,2-1,3) e indica coerentemente che le
città della Pianura
Padana sono quelle
interessate da un impatto più forte.
E’ interessante
osservare che riducendo le concentrazioni del 20%, fino ad arrivare a 20 μg/m3 per il PM10 e a 18 μg/m3 per il PM2.5, si sarebbe ottenuto
un risparmio rispettivamente del 42% e del 51% dei decessi attribuibili. Questo
indica che politiche di contenimento volte alla diminuzione percentuale delle
concentrazioni annuali di polveri possono ridurre in modo importante l’impatto
dell’inquinamento sulla salute.

Informazioni tratte da: E&P anno 37 (4-5) luglio-ottobre 2013 “Impatto a breve termine dell’inquinamento dell’aria nelle città coperte dalla sorveglianza epidemiologica EpiAir2”, articolo di Michela Baccini e Annibale Biggeri, interamente pubblicato sul sito www.epiprev.it.
Di inquinamento si muore, e di
fronte a questi dati non si dovrebbero avere dubbi su come realizzare un’opera
dalle pesanti conseguenze sul territorio, come la Rho - Monza “riqualificata”,
e su come ridurre l’impatto già esistente della Milano – Meda.
L'unica soluzione possibile
Interramento e filtraggio dell’aria, non è questione di costi,
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lunedì 16 dicembre 2013
Epidemiologia & Prevenzione: Il progetto EpiAir2
L’inquinamento atmosferico
causato dal traffico veicolare
Il numero 4-5 di Epidemiologia & Prevenzione presenta
l’aggiornamento
del Progetto EpiAir (Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza
epidemiologica e interventi di prevenzione)
sui rischi per la salute
dell’inquinamento atmosferico.
I primi dati di questo studio sugli effetti a breve
termine degli inquinanti atmosferici (PM10, NO2 e ozono) sono stati pubblicati
quattro anni fa, coprivano un periodo di studio di 5 anni, dal 2001 al 2005, e
riguardavano 10 città italiane tra cui Milano, mentre con EpiAir2 (per la prima
volta in Italia anche il PM2.5) le città monitorate sono diventate 25 e l’analisi temporale è stata estesa al
2010.
La conferma
che l’inquinamento atmosferico urbano è originato in gran parte dal traffico
veicolare, ed è un tema di assoluta rilevanza per la salute pubblica nelle
città italiane.
Tra le debolezze più rilevanti nella
gestione locale della mobilità urbana è da segnalare in primo luogo lo sviluppo
ridotto di metropolitane e di sistemi tranviari e il ritardo
nell’ammodernamento delle reti ferroviarie suburbane, che pongono le città
italiane in una posizione evidentemente svantaggiata rispetto ad altre realtà
urbane europee analoghe.
E’ ormai ampiamente riconosciuto che
l’inquinamento atmosferico rappresenta un serio pericolo per la salute ed è
causa di morti premature prevenibili. In Italia, in continuità con i numerosi
studi multicentrici sull’effetto dell’inquinamento atmosferico sulla salute, il
progetto EpiAir (Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica
e interventi di prevenzione) ha analizzato il rapporto tra i principali
inquinanti atmosferici, la mortalità e i ricoveri ospedalieri in 10 città
italiane nel periodo 2001-2005. Il progetto EpiAir2, ne rappresenta il
proseguimento, poiché considera gli anni 2006-2010.
I dati dell’Istituto superiore per la
ricerca e la prevenzione ambientale (ISPRA) relativi agli inquinanti più
rilevanti in termini di volumi di emissioni elaborati da Legambiente evidenziano
che in Italia il trasporto su strada è
responsabile di poco più del 20% delle emissioni di PM10, di poco più del 50%
delle emissioni di ossidi di azoto e benzene, e di circa il 40% di quelle di
ossido di carbonio. Il contributo dei trasporti è più importante nei grandi
agglomerati urbani, eccetto quelli in cui sono presenti altre fonti di
emissione, quali grandi insediamenti industriali, impianti per la produzione di
energia e porti marittimi.
Per esempio, riguardo al primo aspetto,
i dati dell’Inventario emissioni aria (INEMAR) di ARPA Lombardia mostrano che
nella Provincia di Milano, area con
circa 3 milioni di abitanti, i trasporti contribuiscono per il 58% alle
emissioni di PM10 e per il 71% a quelli di ossidi di azoto.
Considerando le emissioni imputabili
al macrosettore dei trasporti, il
maggior contributo al PM10 è dato dalle autovetture e dall’usura di pneumatici,
freni e manto stradale, quello agli ossidi di azoto da autovetture e
veicoli pesanti, quello all’ossido di carbonio da autovetture e motocicli >50
cc, mentre quello alle emissioni di benzene da autovetture e motocicli <50
cc.
Tali dati dimostrano l’importanza delle
politiche adottate in ambito urbano per ridurre l’inquinamento originato dal
traffico veicolare e per lo sviluppo di una mobilità sostenibile.
I Piani regionali di risanamento
della qualità dell’aria pur non rientrando tra le misure adottate a livello
comunale, sembra opportuno introdurre un riferimento ai Piani regionali di
risanamento della qualità dell’aria (PRQA) per l’importanza che questi
dovrebbero rivestire nella riduzione dell’inquinamento atmosferico a livello
locale e per il legame che dovrebbero avere con gli interventi adottati dai
Comuni.
In base alla normativa vigente
(Decreto Legislativo n.351 del 1999), per le aree in cui il livello di uno o
più inquinanti supera i valori limite le Regioni devono predisporre un PRQA affinché
queste rientrino entro i limiti di legge, individuando le situazioni e le aree
di superamento dei limiti, le fonti emissive che ne sono causa e le misure per
il miglioramento della qualità dell’aria.
La crisi economica ha prodotto grandi
modifiche nei comportamenti degli italiani in tema di mobilità, con una
riduzione rilevante dei consumi di carburante e, più in generale, della domanda
di mobilità che sembra avere coinvolto tutti i mezzi individuali di
trasporto/mobilità. Questo fa ipotizzare una diminuzione delle emissioni in
atmosfera degli inquinanti da traffico. In effetti, i dati relativi ai primi
mesi del 2013 hanno mostrato una minor concentrazione degli inquinanti atmosferici,
in particolare a Torino e Milano,
dove si sono avute le concentrazioni medie e il numero di “sforamenti” più
bassi degli ultimi 5 anni (in parte influenzati dalle anomalie meteorologiche
del febbraio 2013). Nonostante ciò, e anche se la concentrazione atmosferica
degli inquinanti è largamente condizionata dagli andamenti meteorologici, il tetto di 35 superamenti annui del valore
medio giornaliero della concentrazione di PM10 è stato superato nel mese di
febbraio sia a Milano sia a Torino, solo qualche settimana in ritardo rispetto
agli anni precedenti. Pertanto rimane da fare ancora molta strada per far
rientrare l’inquinamento atmosferico delle città italiane almeno nei limiti di
legge.
In sintesi, tali dati dimostrano
l’importanza e la persistente attualità che hanno le politiche adottate in
ambito urbano per limitare l’inquinamento originato dal traffico veicolare e
per lo sviluppo di una mobilità sostenibile.
In sintesi, pur in presenza di molte
iniziative settoriali, sembra essere mancata una strategia nazionale che, pur
rispettosa delle peculiarità e del livello di autonomia locali, abbia fornito
linee di indirizzo per affrontare in maniera adeguata e coordinata il tema
della mobilità sostenibile e dell’inquinamento atmosferico da traffico veicolare.
La mancanza di un piano nazionale per la qualità dell’aria, nonostante
l’adozione di alcune misure a livello locale, è stata il motivo della
bocciatura avvenuta nel 2009 da parte della la Commissione europea della
richiesta di deroga al rispetto dei valori limite per il PM10 per la maggior
parte delle regioni italiane.
Informazioni tratte da: E&P anno 37 (4-5) luglio-ottobre
2013 “Le politiche per la promozione della mobilità sostenibile e la riduzione
dell’inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare nelle città
partecipanti allo studio EpiAir2”, articolo di Alessandro Barchielli e altri, interamente pubblicato sul
sito www.epiprev.it.
L’ostinata volontà di non interrare le
grandi arterie che insistono in un ambito urbano fortemente antropizzato quale
quello del nord Milano (che entrerà a far parte della città metropolitana), porterà
non certo ad un miglioramento della già scarsa qualità dell’aria, ma invece ad
un peggioramento della stessa.
Con la “riqualificazione” della Rho
– Monza si prevede un incremento del traffico su quella tratta da 80.000 a
220.000 veicoli, e quindi crisi o non crisi, la presenza degli inquinati a
Paderno Dugnano e nelle aree limitrofe è inevitabilmente destinata ad aumentare
in modo significativo.
L’unica alternativa credibile che tenga conto in primo
luogo della salute della persona è l’interramento della Rho - Monza e della
Milano – Meda, con sistemi di filtraggio dell’aria all’interno del tunnel che
consentano l’abbattimento degli inquinanti. E con lungimiranza pensare a forme di mobilità che vadano
a limitare il traffico veicolare privato verso il trasporto pubblico su rotaia,
non solo in direzione nord-sud ma anche est-ovest oggi totalmente assenti.
A presto Cara Terra Mia
giovedì 12 dicembre 2013
Inquinamento: le polveri sottili che siamo costretti a respirare
La sigla PM10
(Particulate Matter) identifica materiale presente nell'atmosfera in forma di
particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a
10 millesimi di millimetro.
È
costituito da particelle di polvere,
fumo e microgocce di sostanze
liquide (es. nebbia), si intende per PM10 tutte le particelle
con diametro inferiore a 10 µm,
e quindi il PM2.5 è un sottoinsieme del PM10,
che a sua volta è un sottoinsieme del particolato grossolano, così via.

Aldilà delle cause naturali di produzione del “Particular Matter”, quali ad esempio l’erosione del suolo o gli incendi, una parte rilevante del PM10 che respiriamo, con particolare riferimento ad un’area urbana dove risiediamo, ricordiamo tra le più inquinate d’Europa, è causato da fattori antropici quali:
• emissioni della combustione dei motori a combustione
interna (autocarri, automobili, aerei);
• residui dell'usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle
vetture;
• emissioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri.
La
realizzazione del “mostro” della Rho-Monza con le previste 14 (quattordici) corsie a
cielo aperto avrebbe un primo ed immediato effetto negativo sulla già
scarsa qualità dell’aria che respiriamo, costituito da:
• emissioni dovute alla cantierizzazione dell’opera;
• emissioni dovute al traffico veicolare
che per sfuggire agli ingorghi del cantiere si riverserebbe nelle strade
cittadine;
ed
un effetto negativo a regime, senza speranza di soluzione, costituito da:
• emissioni della combustione dei motori di auto
• residui dell'usura del manto stradale,
dei freni e delle gomme delle vetture.
Nelle aree urbane il
traffico veicolare è la principale fonte di PM10.
La
nocività delle polveri sottili dipende dalle loro dimensioni e dalla loro
capacità di raggiungere le diverse parti dell'apparato respiratorio:
•
oltre i 7 µm: cavità orale e nasale;
•
fino a 7 µm: laringe;
•
fino a 4,7 µm: trachea e bronchi primari;
•
fino a 3,3 µm: bronchi secondari;
•
fino a 2,1 µm: bronchi terminali;
•
fino a 1,1 µm: alveoli polmonari;
(µm = micron, micròmetro
o milionesimo di metro)
Infatti le particelle di
maggiori dimensioni non rappresentano un grave problema per la salute per due
motivi: il primo è che data la velocità con cui sedimentano il tempo di
esposizione è assai ridotto, e il secondo è che le particelle più grosse
vengono efficacemente filtrate dal naso mentre quelle più piccole (come nel
caso del PM1) possono persino raggiungere gli alveoli polmonari. Le patologie legate all'inquinamento da polveri sottili riconosciute sono l'asma, le affezioni cardio-polmonari e la diminuzione delle funzionalità polmonari.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che le polveri sottili siano responsabili dello 0,5% dei decessi registrati nell'anno.
Il particolato è l'inquinante che oggi è
considerato di maggiore impatto nelle aree urbane,
ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera, con un diametro
che va da pochi nanometri
fino ai 500 micron
e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).
Lo
SCENIHR (Scientific
Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks) comitato scientifico
UE che si occupa dei nuovi/futuri rischi per la salute, considera i motori a
gasolio e le auto con catalizzatori freddi o danneggiati i massimi responsabili
della produzione di nanoparticelle.
Si deve pensare di migliorare la qualità dell’aria,
già adesso non è concepibile pensare di vivere fianco a fianco ad una fonte di
inquinamento a cielo aperto quale la Milano - Meda. Ed invece di risolvere un
problema così importante, si considera concepibile raddoppiare gli effetti
negativi affiancando un’altra arteria stradale, quattordici corsie a cielo
aperto, quattordici file di veicoli che attentano alla salute dei cittadini.
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