mercoledì 3 febbraio 2016

Rho-Monza: le ultime dal CCIRM




SE QUALCUNO HA PENSATO DI AVERCI PIEGATI
SI E’ SBAGLIATO!

Le sentenze avverse di T.A.R e Consiglio di  Stato hanno seppellito definitivamente ogni speranza di ottenere l’interramento.  E questo ha provocato, comprensibilmente , un allentamento  della tensione positiva che ha sempre sostenuto i cittadini impegnati nella opposizione al progetto  vergognoso che abbiamo sotto gli occhi. Nonostante questo e come ribadito nell’ultima assemblea pubblica del 27 Ottobre scorso, il CCIRM  prosegue la sua attività che , necessariamente,  cambia il profilo di azione.
Come dimostreranno i documenti che ci apprestiamo a pubblicare, non è venuta meno nel modo più assoluto, la necessità di vigilare costantemente sull’attività delle imprese chiamate a realizzare il capolavoro del secolo a Paderno. E questo continueremo a fare , visto  che gli enti incaricati  di vigilare sulla corretta esecuzione delle attività sembrano avere  qualche difficoltà a farlo e ad imporsi.
L’altro versante di attività, anch’esso trattato nell’ultima assemblea pubblica,  sarà vigilare sulla qualità ed efficacia delle  mitigazioni ambientali previste  e sui soggetti coinvolti. L’unico ed estremo baluardo che  è rimasto per proteggere  dall’inquinamento le zone interessate  è rappresentato dagli  alberi, tanti alberi e di qualità. Si sta progettando questo?  Lo verificheremo.



Commento della sentenza Consiglio di Stato

Riprendiamo da dove eravamo rimasti……..
La Giustizia non premia i cittadini.
Utilizziamo un temine improprio. In realtà non è la giustizia che boccia le legittime aspirazioni dei cittadini di Paderno Dugnano che vorrebbero vedersi riconosciuto il diritto costituzionale a vivere in un ambiente salubre, ma sono semplicemente degli  uomini. Uomini chiamati a fare i giudici. Giudici  che non hanno avuto il coraggio di decidere e hanno trovato la  via di uscita in una sentenza che non chiarisce, ancora una volta,  quali siano i reali motivi che hanno impedito  ai cittadini di vedere riconosciute le loro istanze.
Sarebbe facile proseguire con questa litania sentita più e più volte nel corso degli ultimi anni, ma qui si descrivono fatti, non si comunica per fare proselitismo e soprattutto non si fomentano rabbie: le sentenze si possono commentare ma di certo vanno rispettate.
Di fatto, nel nostro caso, riteniamo che la pronuncia del Consiglio di Stato sia poco approfondita: non sono state esaminate a fondo le doglianze del comitato, sono state semplificate in modo tale da giustificare una risposta generica e imprecisa. Nessuno dei documenti e nessuna delle circostanze che avevamo richiamato nel ricorso ha ricevuto puntuale riscontro da parte del Collegio Lo sforzo, da parte dei giudici, è stato davvero minimo.
Chiarito questo, spendiamo due parole sul testo della sentenza di cui già si è parlato molto nell’ultima assemblea pubblica.
Ripercorriamone alcuni passaggi.
Nel ricorso si propone “la censura sulla mancata considerazione, per ragioni di sostenibilità prettamente economiche, della possibilità di interrare almeno un tratto dell’autostrada, nella parte situata in prossimità delle abitazioni”; ed il giudice così motiva il non accoglimento:
va rilevato come i documenti acquisiti al giudizio abbiano evidenziato come l’alternativa progettuale emersa nel corso del procedimento fosse stata effettivamente valutata dai soggetti pubblici procedentidando così contezza di una correttezza procedimentale nella considerazione di possibili soluzioni diverse. Essa è stata tuttavia scartata, sia per ragioni di costo maggiore (e ciò in particolare riferimento al progetto indicato come quello dei Comuni, che addirittura prevedeva più gallerie), come pure per il maggior impatto ambientale che avrebbe determinato, dato dal raddoppio dei livelli di concentrazioni di inquinanti nei tratti esterni alle gallerie, rispetto a quelli prevedibili in assenza di interramento (cfr. parere n. 1301 del 19 luglio 2013, pag. 9: all. 6 di Milano Serravalle). Non vi sono quindi ragioni per contrastare la scelta operata.”
È chiaro che chi scrive non ha contezza dei progetti di cui si parla. È lo stesso Ministero dell’Ambiente che, essendo il soggetto titolare dello svolgimento delle procedure connesse alla valutazione di impatto ambientale, smentisce clamorosamente l’assunto proposto dal giudice.
Infatti , dal verbale del tavolo tecnico del 21/01/2015, istituito con D.M. V.I.A. nr. 2 del 07/01/14 è possibile estrapolare questi eloquenti passaggi:
Il Dott. Geol. Carlo Di Gianfrancesco, delegato del Ministero dell’Ambiente [omissis]Dichiara che l’esito del Tavolo Tecnico è subordinato al decreto VIA. Rappresenta la necessità di non escludere subito l’ipotesi del sottoattraversamentoil cui progetto non figurava tra le alternative poste nella VIA svolta [omissis] Si riserva, nel caso in cui i tempi del crono programma non venissero rispettati, di rivedere il progetto” ed ancora “[omissis] Prende atto della dichiarazione del rappresentante della Società Serravalle (ndr. Società concessionaria) che il progetto in sottoattraversamento è tecnicamente fattibile. Precisa altresì che non è possibile ridurre solo all’aspetto economico e tempistico il progetto, ma occorre valutarlo anche sotto l’aspetto tecnico. Dichiara che al Ministero dell’Ambiente non è mai arrivato il progetto con l’interramento e la creazione di galleria e che quindi non è stato possibile visionarlo.”
Sarebbe stato sufficiente che il giudice estensore leggesse l’inciso sopra citato, peraltro integralmente riportato nel ricorso proposto, per far sì che non prendesse un abbaglio tanto eclatante quanto devastante nel percorso giuridico seguito dai cittadini.
Ma questo non è tutto. Il giudice si spinge oltre, sino a certificare una non meglio precisata valutazione, non si capisce fatta da chi, che vorrebbe sia stato considerato un progetto che presentava addirittura svariate gallerie: “particolare riferimento al progetto indicato come quello dei Comuni, che addirittura prevedeva più gallerie”. Quell’avverbio “addirittura” ci fa nuovamente rabbrividire, perché è di nuovo lapalissiano che chi scrive non sa di cosa parla. È chiaro a tutti gli addetti ai lavori, Serravalle e co. inclusi, che le gallerie sono più di una ma ricadono sullo stesso tratto (con anzi qualche centinaio di metri in meno. Per chiarirci, non sono addirittura di più, ma è lo spezzettamento della stessa galleria che un progetto mai valutato  avrebbe voluto realizzare per la tutela della salute pubblica.
Una ulteriore conferma indiretta dello scarso approfondimento dei rilievi sollevati nel nostro ricorso è rintracciabile nel paragrafo della sentenza che tratta la compensazione delle spese processuali quando si afferma “ Sussistono peraltro motivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali, determinati dalle oggettive difficoltà di accertamenti in fatto, idonee a incidere sulla esatta conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti…”
Le cronache recenti raccontano il superamento continuo dei valori di soglia del PM10. Ma come fare per trattare l’aria e le emissioni inquinanti degli automezzi? Bè, la risposta l’abbiamo data più volte, con gallerie provviste di filtri che possano ripulire l’aria immessa nel tratto interrato. Chiaro, semplice, efficace. Troppo per questi signori.
Purtroppo è andata così……..





A presto Cara Terra Mia

Nessun commento:

Posta un commento